Dirce at ‘Salone del Gusto’ in Turin

miss nettle:

La Dirce al Salone del Gusto-Terra Madre di Torino, insieme con i sapori delle Marche: grazie ai nostri media partner di Where Lemons Blossom!

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Me, Walter (Food & Wine guy at WLB) and our little Costanza with Dirce at Salone del Gusto, Turin.

Who is Mrs ‘Dirce’? Those of you who follow me know that Mrs Dirce is a lady I am fond of. She is the testimonial of the event Un Paese e Cento Storie – One village and one hundred stories and she is a… fictional character.

Actually, she may be ‘fictional’ because, as you see in the picture gallery below, she is a product of Cristina’s imagination (Cristina Ortolani, founder of the event); however – at the same time – she is the most ‘real’ person around, as she represents he authentic Italian hospitality you can experience in a very special corner of Italy: a magic territory between the Adriatic coast (the town of Pesaro, where the composer Gioachino Rossini was born) and the hilly hinterland towards the Renaissance ‘jewel’ of…

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domenica 9 novembre

Domenica 9 novembre, dalle 16 – Belvedere Fogliense (Tavullia)
Il Tè con le Cuoche – Gran Ballo della Dirce
Tè danzante per festeggiare il decimo compleanno della Dirce e di Un paese e cento storie
ingresso libero

Dalle 16 – nelle piazze e per le vie del paese
Gran Ballo della Dirce con i Benandanti: musica e danze popolari
I sapori della Dirce degustazione di prodotti del territorio, a cura di Pro Loco Fogliense e dei produttori locali
Castagne e vin brulé a cura di AVIS, Tavullia
L’arte di alimentarsi o alimentarsi con arte laboratorio didattico a cura della Fattoria del Borgo, Montefabbri
La Bottega di Pinocchio in Casa Bartolucci
La Casa del Notaio un ricordo della Famiglia Olmeda, antica proprietaria di Casa Macchini

Ore 17.30 – Gran Caffè Montelevecchie (Salone comunale)
Premiazione della Dirce dell’anno e gran finale con la torta in onore della Dirce e di tutte le Cuoche e le Famiglie di Un paese e cento storie
in caso di maltempo la festa si svolgerà negli spazi comunali e parrocchiali

sabato 8 novembre

Sabato 8 novembre, dalle 10 – A spasso con la Dirce
passeggiata raccontata con soste golose tra borghi e castelli

€ 20,00 a persona, tutto incluso; bambini sotto i 12 anni: € 10,00 -prenotazioni: 347 2219030 – cristina.pieri@viaggieaziende.it

Ore 10.00 ritrovo a Sant’Angelo in Lizzola (davanti alla porta d’ingresso del castello)
A Sant’Angelo scopriremo le storie dei Mamiani, antichi feudatari, curiosando tra palazzo Mamiani (oggi sede del Comune di Vallefoglia) e la Collegiata di San Michele Arcangelo; il conte Giancarlo Cacciaguerra Perticari ci accompagnerà poi alla scoperta di un vero tesoro di famiglia: la chiesa seicentesca di Sant’Egidio, con il suo ricco impianto decorativo, al quale contribuirono artisti quali Giovanni Venanzi e Francesco Pianta il giovane.
Dopo la sosta golosa al Convento dei padri Serviti di Monteciccardo (‘il conventino’) la passeggiata proseguirà a Montefabbri (Vallefoglia), uno dei “Borghi più belli d’Italia”, paese natale del Beato Sante Brancorsini, dove visiteremo la pieve risalente al X secolo e, intorno alle 13, ci fermeremo al Circolo Arci per il Desinare con la Dirce, insieme con i produttori del Consorzio Borghi e Colline.

Dopo la pausa pomeridiana gli ospiti della passeggiata si ritroveranno a cena in famiglia, alle ore 20

venerdì 7 novembre

Venerdì 7 novembre, ore 20 – Rio Salso (Tavullia) – AgriRio (via Ofanto, 4)
Storie da mangiare – A tavola con i produttori di Un paese e cento storie

€ 20,00 a persona; bambini sotto i 12 anni € 10,00
prenotazioni: 347 2219030 – cristina.pieri@viaggieaziende.it

Menu a buffet
Tagliere di salumi AgriRio
Pecorino Cau&Spada con il miele AgriRio
Crocchette di patate e guanciale
Cascioni con le erbe di stagione
Insalata di farro
Lasagne al forno
Porchetta
Zucchine della Fabi sott’olio biologico
Patate al forno – Verdure cotte
Pane, grissini e piadina fatti in casa
Dolcetti misti
Caffè

giovedì 6 novembre

Giovedì 6 novembre, ore 18.30 – Montecchio (Vallefoglia) Hotel Blu Arena, sala “G. Rossini” (via A. Giacometti, 2)
Aperitivo conVito – serata d’onore per la Dirce, ospite speciale Vito
ingresso libero

Per festeggiare il decimo compleanno della Dirce e aprire in grande stile Un paese e cento storie abbiamo invitato un ospite d’eccezione: Vito (Stefano Bicocchi), attor comico dai toni lunari ma anche cuoco e raffinato gourmet. Nume tutelare del programma tv Vito con i suoi (Gambero Rosso Channel), nel quale ogni giovedì accoglie gli spettatori nella cucina di Casa Bicocchi offrendo loro ricette e storie di famiglia, Vito porta a Un paese e cento storie umori e sapori della Bassa, non così distanti – tra Guareschi e Fellini – dalle atmosfere ‘marchignole’ dei luoghi che hanno visto nascere le cene in famiglia.

mercoledì 5 novembre

Mercoledì 5 novembre, ore 17 – Pesaro, Banca dell’Adriatico (via Gagarin, 216)
A cena col genius loci. Note sul turismo di comunità intorno a “Un paese e cento storie”

Conversazione con
Roberto Dal Mas – direttore generale Banca dell’Adriatico
Vittoriano Solazzi – presidente Assemblea Regionale delle Marche
Tonino Pencarelli – professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese presso l’Università degli Studi di Urbino
Maurizio Davolio – presidente Associazione Italiana Turismo Responsabile

testimonianze
Alice Aiudi – titolare Locanda Montelippo, partner di Un paese e cento storie
Mariagrazia Stocchi – amministratore delegato Bartolucci Francesco srl, partner e padrona di casa di Un paese e cento storie
Francesca Vitali – autrice della tesi dedicata a Un paese e cento storie (Università degli Studi di Bologna, Corso di laurea in Economia del Turismo)

coordina
Cristina Ortolani, ideatrice di Un paese e cento storie

al termine, brindisi con vini e bevande dei produttori di Un paese e cento storie e con le ghiottonerie delle nostre Cuoche

ringraziamo l’Osteria del Baffon di Candelara, che riaprirà per una sera accogliendo gli ospiti della tavola rotonda

 


“Un paese e cento storie”: storytelling per valorizzare i nostri borghi e castelli

Una conversazione sulle nuove forme di turismo inaugura la decima edizione del progetto incentrato sulle cene in famiglia

 

Si apre mercoledì 5 novembre, con una conversazione dedicata alle nuove forme di turismo, prevista alle 17 presso la Banca dell’Adriatico (via Gagarin 216) la decima edizione di Un paese e cento storie, il progetto che intorno all’esperienza delle cene in famiglia ha costruito un format per la valorizzazione del territorio apprezzato in tutta Italia, fondato sulle mille sfaccettature dell’intreccio tra storie, luoghi e sapori. Sin dalla prima edizione, nel 2005, si è delineata la vocazione di Un paese e cento storie verso un’accoglienza “diffusa” e “partecipata” - commenta l’ideatrice Cristina Ortolani; e da subito si è imposta come elemento forte del progetto la possibilità di condividere intorno alla tavola, oltre ai sapori tradizionali, anche le storie del territorio.

Una modalità di incontro con luoghi e persone che ha attirato qui un numero crescente di viaggiatori da tutta Italia (oltre 500 gli ospiti a tavola nel 2013), e che ha incuriosito anche molti operatori del settore turistico e della cultura: negli ultimi mesi abbiamo ricevuto richieste per esportare il nostro format in altre province delle Marche e non solo, aggiunge Ortolani: mi hanno contattato anche dalla Sicilia e dal Piemonte.

Presentato in numerose fiere internazionali, ultimo in ordine di tempo il Salone del Gusto di Torino, Un paese e cento storie è stato oggetto di una tesi dedicata a Storytelling e turismo, discussa nello scorso ottobre presso l’Università di Bologna. Insieme con Tonino Pencarelli, professore di Economia e Gestione delle Imprese all’Università di Urbino, Francesco Marmo dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile e con alcuni protagonisti di Un paese e cento storie mercoledì si rifletterà sulle possibilità di ampliamento del progetto, nella direzione delle forme di turismo sostenibili e responsabili. La conversazione, dal significativo titolo A cena col genius loci, sarà aperta dai saluti di Roberto Dal Mas, direttore generale di Banca dell’Adriatico, sponsor dell’iniziativa, e conclusa da Vittoriano Solazzi, presidente dell’Assemblea Legislativa Regione Marche.

Un programma nutrito, del quale abbiamo apprezzato particolarmente gli elementi di sostenibilità e radicamento sul territorio, commenta Roberto Dal Mas, direttore generale di Banca dell’Adriatico, sponsor di Un paese e cento storie: l’interazione tra una consistente rete di soggetti, tutti impegnati a valorizzare tradizioni e prassi davvero ‘a metro zero’ rappresenta un’applicazione concreta del lavoro sulla memoria che da diversi anni portiamo avanti insieme con Cristina Ortolani e gli altri promotori del progetto.

Al termine, neanche a dirlo, un brindisi accompagnato dai manicaretti delle cuoche di Un paese e cento storie, per un gustoso anticipo delle ghiottonerie che si assaporeranno durante le ene in famiglia.

 

Questi gli altri appuntamenti di Un paese e cento storie: giovedì 6 novembre Aperitivo con Vito, al Blu Arena di Montecchio (ore 18,30); venerdì 7 Storie da mangiare, tutti a cena all’AgriRio di Rio Salso con i produttori di Un paese e cento storie (ore20); sabato 8, dalle 10, A spasso con la Dirce tra borghi e castelli (la passeggiata si concluderà alle 13 con una degustazione al Circolo Arci di Montefabbri) e, alle 20, a cena in famiglia in una delle località aderenti al progetto. Domenica 9 scoppiettante finale a Belvedere Fogliense nel Gran Ballo della Dirce, con musica, danze, assaggi, laboratori per bambini e l’immancabile torta gigante.

Il programma completo di “Un paese e cento storie” 10 è disponibile sul sito www.unpaesecentostorie.it; info: info@unpaesecentostorie.it, prenotazioni allo 347 2219030 (Cristina Pieri – cristina.pieri@viaggieaziende.it) oppure online, dal sito.

 

La Dirce al Salone del Gusto di Torino

A pochi mesi dalla presentazione del progetto al Salone del Libro, la Dirce torna a Torino, negli spazi del Lingotto Fiere. Lunedì 27 ottobre alle ore 12 il nostro progetto sarà infatti ospite dello stand Regione Marche-SlowFood alla prossima edizione del Salone del Gusto-Terra Madre.

Un’anteprima prestigiosa per la decima edizione di Un paese e cento storie che, oltre ai minitour nati intorno alle cene in famiglia, propone numerosi appuntamenti tra i quali una tavola rotonda dedicata a storytelling e turismo responsabile, una serata in onore della Dirce con un ospite a sorpresa e l’ormai consueta festa finale, con torta gigante dedicata alle Cuoche e alle famiglie.

Presto sarà online il programma con tutti i dettagli; nel frattempo, invitiamo tutti gli amici a seguirci attraverso il sito e la nostra pagina Facebook.

Stay tuned!

 

Ti piacerebbe partecipare al nostro progetto? Scrivici utilizzando il form qui sotto. La Dirce in persona ti risponderà!

Salone del Gusto - mongolfiera

 

Notizie dalla Dirce!

Leggi il numero di settembre della newsletter di Un paese e cento storie, per incontrare la Dirce e le famiglie che partecipano al progetto.

Newsletter Settembre 2014

 

Dieci minuti di tramonto. Alice Aiudi e la Locanda Montelippo

Alice Aiudi

Locanda Montelippo, novembre 2012. Alice Aiudi (foto Lorenzo Di Loreto)

“Tornare alla terra”. Se ne parla molto, da qualche tempo, e anche nella nostra regione i dati sembrano confermare il trend di una riscoperta dell’agricoltura da parte dei giovani, sempre più attratti dalla possibilità di diventare imprenditori del made in Italy enogastronomico. Nel 2013 si è registrato nelle Marche un aumento delle ‘nascite’ di imprese agricole gestite da under 35 con 153 nuove aperture, contro le 113 del 2012, e per la maggior parte si è trattato di ragazzi non impegnati precedentemente nel lavoro agricolo (dati Infocamere-Stockview, indagine Coldiretti Marche). I dati Istat parlano poi di circa ottomila giovani che lavorano stabilmente in campagna, come conduttori aziendali o prestando manodopera: quasi la metà è titolare di impresa. Anche su scala nazionale i dati relativi all’occupazione nelle imprese agricole appaiono incoraggianti, con un aumento del 9% nelle assunzioni di under 35, nonostante gli effetti negativi provocati dal maltempo sulle coltivazioni e i segnali depressivi sui consumi che hanno interessato anche l’agroalimentare. (Per contro, la disoccupazione giovanile ha fatto registrare nel gennaio 2014 il massimo storico da trentacinque anni a questa parte con oltre il 42% di disoccupati tra i 15 e i 24 anni).
Protagonista a tutti gli effetti di questa ‘rinascita’ è Alice Aiudi, titolare insieme con il fratello Andrea dell’Azienda agrituristica Montelippo di Capponello di Vallefoglia (ex Colbordolo), una delle più all’avanguardia nella nostra zona, che nel giro di pochi anni ha saputo guadagnarsi, oltre all’affezionata fiducia dei clienti, anche una serie di riconoscimenti che vanno dalla certificazione “Agriturismo Campagna Amica” di Coldiretti al “certificato di eccellenza” di TripAdvisor.
Quarant’anni appena compiuti, Alice parla dell’impresa di famiglia come di un sogno realizzato. Dopo un passato nella ristorazione, insieme con i genitori Giuliano e Ivana e il fratello Andrea, al termine di una ricerca durata qualche anno Alice ha acquistato nel 2004 l’antico “casino Montelippo”, che una targa sul cancello d’ingresso data al 1910 e che, dopo accurati restauri, nel 2011 ha accolto i primi clienti della “Locanda Montelippo”. Da sempre sognavo un’attività che potesse unire me e la mia famiglia, un mestiere da condividere con i miei famigliari e l’azienda agricola, alla quale poi in modo molto naturale si è aggiunto l’agriturismo, ha concretizzato questo mio desiderio. Certo, ognuno di noi ha i suoi spazi, dei quali è responsabile. Giuliano sovrintende infatti all’azienda agricola, Ivana segue l’amministrazione e Andrea porta in cucina la preziosa esperienza maturata in quindici anni di lavoro in Italia e all’estero, dove è stato executive chef di una prestigiosa catena alberghiera. Nell’azienda mi occupo in particolare dei piccoli frutti, una nostra specialità (lamponi, ribes, uva spina, more, fragoline di bosco, coltivati su un appezzamento di circa duemila metri quadrati), continua Alice, alla quale tra ristorante e locanda è affidata anche l’accoglienza degli ospiti, che a Montelippo si sentono proprio “come a casa”. Per noi questo aspetto è molto importante, sottolinea: sia per la cucina sia per l’alloggio facciamo di tutto per far sentire i clienti “in famiglia”. Chi entra a Montelippo, per una breve sosta nel corso di un viaggio di lavoro o per un più consistente soggiorno nella pace delle nostre colline, non può fare a meno di notare il grande tavolo ovale che troneggia nella prima sala della Locanda. Seduti a questo tavolo, con i clienti concordiamo i dettagli di un pranzo di nozze, offriamo ai nostri ospiti un caffè all’arrivo o con loro scambiamo due chiacchiere prima di salutarci. Il rapporto con i clienti è uno degli aspetti più piacevoli delle mie giornate, sorride Alice. Molti gli italiani nel guest book di Montelippo (specie dalle grandi città, Milano, Roma…), così come gli europei (tedeschi e olandesi, soprattutto), ma non mancano persone provenienti da paesi più lontani, per esempio l’India. Si tratta in genere di clienti informati, che scelgono il nostro agriturismo anche per la qualità del cibo che offriamo, completamente tracciabile: a Montelippo, infatti, si può conoscere la storia di ogni singolo prodotto portato in tavola o trasformato in squisite marmellate, conserve, composte o succhi, acquistabili nel punto vendita aziendale adiacente alla Locanda. Tutto quello che serviamo è coltivato da noi; mio fratello crea i menu a seconda della stagione, e ciò che non utilizziamo a tavola viene trasformato. Grazie ai nostri cinquemila metri quadri di orto, che i nostri ospiti spesso visitano, siamo autosufficienti per le verdure, mentre alcune carni e i vini provengono da aziende del territorio che condividono i nostri valori. Nella vicina fattoria, lontano dalla zona urbana, gli Aiudi allevano soprattutto caprini per l’utilizzo diretto nella Locanda e animali da cortile quali galline, oche, faraone, conigli. Abbiamo anche un uliveto di un ettaro, suddiviso tra vari appezzamenti, aggiunge Alice, che proprio in questi giorni è alla ricerca di nuovi terreni per ampliare l’attività.

 

Locanda Montelippo

Locanda Montelippo, (Capponello di Vallefoglia), novembre 2012. Un’immagine della facciata (foto Lorenzo Di Loreto)

Un’azienda agricola di tutto rispetto, fonte di grandi soddisfazioni ma che comporta un lavoro decisamente impegnativo: la terra è bassa, commenta Alice con un vecchio detto contadino, e non ha orari ma stagioni. Capita spesso che ragazzi in cerca di lavoro si avvicinino a noi, ma sono pochi quelli che restano, solo i più motivati, quelli che realmente amano la vita della campagna. Noi contadini dipendiamo dal clima, per la raccolta della frutta non c’è sabato né domenica… Tutt’al più ti può capitare di riposare nei giorni di pioggia, o in certe giornate d’inverno, e non tutti riescono a adeguarsi a certi ritmi, a certe modalità. Questo è un lavoro che puoi fare solo per passione.
Già, la passione. Quella che Alice ha ereditato dai nonni materni, Lena e Dino, presso i quali ha trascorso giorni indimenticabili della sua infanzia, nel podere di Fermignano, dove passava i fine settimana e le vacanze estive. I nonni avevano un orto di due ettari, e vendevano i loro prodotti nei mercati della zona, anche a Urbino, nella piazza delle Erbe. Della fattoria mi ricordo le camere da letto sopra la stalla: come in quasi tutte le case delle nostre campagne non c’era il riscaldamento, e la camera da letto si trovava sopra la stalla, l’ambiente più caldo della casa. Poi il grande camino della cucina, che a noi bambini sembrava addirittura enorme, le mucche, ma soprattutto mi resta nella mente un’immagine: le cassette di verdura tenute al fresco nell’acqua della fonte. Ricordi che Alice, insieme con la sua famiglia, ha trasfuso in una quotidianità scandita dai ritmi della terra ma anche dall’attenzione costante a migliorare la propria attività e, in prospettiva, il proprio territorio. Sono in Coldiretti da poco, solo dal 2008, prosegue, ma in questi ultimi anni ho notato un’accelerazione del processo di rinnovamento. Se pensi che Tommaso Di Sante, il nostro presidente regionale, non ha ancora quarant’anni, che il presidente nazionale Roberto Moncalvo ne ha trentatre, e che il presidente di Coldiretti Giovane Impresa è una ragazza di poco più di venticinque anni, Maria Letizia Gardoni, ti rendi conto che davvero nel settore c’è una trasformazione profonda. Da notare che i “Giovani imprenditori” Coldiretti sono giovani davvero: da noi il limite di età per essere considerati tali è di trent’anni, e non di quaranta come in altri simili raggruppamenti. Certo, c’è ancora molto lavoro da fare. Per esempio, sono ancora poche le imprenditrici, l’orizzonte delle donne resta ancora più legato alla famiglia, ai figli. Lavorano magari nell’azienda del marito o del padre o del fratello, ma sono poche le “coraggiose” che decidono di avviare un’impresa in prima persona. E pensare che quando ci si mettono sono bravissime: alle riunioni, per esempio, arrivano con le idee chiare e con delle proposte e richieste precise. Non perdono tempo in chiacchiere, perché hanno da seguire mille cose. Come rappresentante provinciale di Donne Impresa Coldiretti, conclude Alice determinata, cerco di ampliare il più possibile il nostro gruppo. Dobbiamo farci conoscere, se nessuno ti conosce e conosce la tua attività perdi la possibilità di incidere non solo nel tuo lavoro, ma anche nell’economia del tuo territorio.
“Incidere” sull’economia ma soprattutto, vien fatto di pensare di fronte all’espressione sorridente di Alice, sulla qualità di vita di un territorio. “Tornare alla terra” non è scelta per tutti, ma per tutti può essere quel rapporto diverso con il tempo che Alice sagacemente individua come uno degli snodi di questa sua ‘nuova’ vita. Guarda il tramonto, per esempio. Anche in questi tempi difficili ti torna l’idea di una volta, di prenderti dieci minuti per seguire il sole che cala dietro la collina. Ce l’hai lì, non devi uscire dalla fabbrica o dall’ufficio, per vederlo.

Cristina Ortolani, da “Promemoria”, n. 6 – aprile 2014

Andrea Aiudi

Locanda Montelippo, novembre 2012. Andrea Aiudi (foto Lorenzo Di Loreto)

Montelippo - targa Campagna Amica

Locanda Montelippo, 18 gennaio 2013. Alice e Andrea Aiudi (al centro) ricevono la targa di Agriturismo “Campagna Amica” Coldiretti. Nella foto, insieme con Alice e Andrea, si riconoscono da sinistra: Tommaso Di Sante, presidente regionale Coldiretti, Alberto Drudi, presidente della Camera di Commercio di Pesaro e Urbino, Sandro Tontardini, fino al dicembre 2013 assessore alla promozione del territorio del soppresso Comune di Colbordolo e Otello Renzi (fotografia Archivio Locanda Montelippo)

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Crocevia della luce. La casa del Rio

Rio Salso la Casa del Rio

Una seggiola di legno si offre alla luce. La grossa catena che pende dal camino è pronta a ricevere il paiolo per la pasta. Lo smalto blu a cuori rossi dell’armadietto dietro la porta è vivido, come la pittura che modesta fa capolino dall’intonaco scrostato, due stanze più in là.
Nessuno vi risiede più da molti anni ma certo non appare disabitata la casa del Rio. La natura entra dalle finestre, vince i pur solidi mattoni affacciandosi dagli interstizi; foglie e fronde si fanno largo attraverso qualche vetro rotto ma sono gentili, quasi a modo loro ricordassero l’Angela, Fabio, la Maria, che piante, animali e pietre ascoltavano come le persone.
Questa è la sala dove scrivevano, questa la cucina. Qui di sopra dormivano Fabio e l’Angela, questo era il regno dell’Emma e Gino: su quella parete c’era la libreria. Un camino in ogni stanza, oppure una stufa di coccio. Fabio naturalmente è Fabio Tombari, l’Angela – Busetto – è sua moglie, Maria loro figlia, Emma e Gino Ondedei i fedeli compagni di una vita, custodi della casa di Rio Salso dove la famiglia Tombari visse dagli anni Cinquanta del ‘900.
Dorino Generali, insieme con il fratello Giorgio attuale proprietario della casa di via Pieggia e dei terreni circostanti, suddivisi per decreto della storia e per capriccio della natura tra i Comuni di Tavullia e Mondaino, ci accompagna a ritrovare uno dei luoghi più cari alla memoria di queste zone. Non c’è, a Rio Salso, quarantenne o giù di lì che non racconti d’aver fatto merenda con l’Angela (i compiti, anche), mentre della casa del Rio i più grandi ricordano soprattutto l’atmosfera brillante e ricca di stimoli (scrittori, artisti del cinema, pittori, il fior fiore della cultura, e venivano tutti a trovare Fabio e l’Angela. I nomi? Chi c’era dice Fellini, Tonino Guerra, Sergio Zavoli, Luigi Santucci: impossibile citarli tutti, compresi gli amici più giovani, come Francesco Scarabicchi o Alfredo Chiàppori. Intellettuali e persone semplici, dicono qui. E tutti portano nel cuore l’immagine sorridente di Fabio – così voleva esser chiamato – che, sole, pioggia o vento ogni giorno arrivava in cima alla collina per incontrare i ‘suoi’ alberi, salutare gli uccelli (I nomi, ma l’elenco è senz’altro incompleto, sono quelli ricordati dai nostri testimoni ed emersi nel corso del convegno Omaggio a Fabio Tombari  – Fano-Rio Salso, 18-21 Gennaio 1989, organizzato da diversi Enti tra i quali le Amministrazioni comunali di Tavullia e Fano).

Papà mi faceva regali bellissimi: ogni giorno tornando dalle sue camminate portava alla mamma un fiore di campo e a me un seme o una bacca colorata (Maria Tombari, febbraio 2001).

Dalle carte in nostro possesso risulta che la casa nella sua struttura attuale è stata costruita nella seconda metà dell’Ottocento, e, successivamente, acquistata dal padre di Angela, Mario Busetto. La tradizione vuole che un tempo fosse adibita a stazione di Posta, anche se di questa notizia sinora non abbiamo trovato riscontro nei documenti, precisa Giorgio Generali. Di origine veneta (gallina padovana, si definiva Angela con ironia di gentildonna campagnola), i Busetto arrivarono da queste parti all’inizio del ‘900: ancora oggi il nome della famiglia è legato all’imprenditoria agricola, settore nel quale ha lasciato un segno forte Ida Busetto (cugina di Angela, sottolinea ancora Dorino), che dal 1953 condusse l’azienda di Montecalvo in Foglia fondata dal padre nel 1910.

Per più di quarant’anni siamo stati come una grande famiglia, interviene Liliana, moglie di Dorino, figlia di Emma Pagnoni e Gino Ondedei: sono nata a Pontevecchio, poco più su, ma sono cresciuta qui, insieme con Maria; mio padre lavorava per Mario Busetto, e quando l’Angela e Fabio vennero a stabilirsi nella casa qui al Rio assunse le mansioni di custode. Mia madre aiutava l’Angela in cucina e nelle faccende domestiche. Hanno vissuto insieme più d’una vita, sempre dandosi del ‘Lei’. Nella proprietà di Rio Salso abitavano anche i contadini di Mario Busetto, Maria e Gigi Giamprini con i loro figli.
La famiglia Generali è invece originaria di Montecalvo in Foglia (Monte del Tesoro la località, ed evoca leggende vicine a quelle richiamate da Montelevecchie, oggi Belvedere Fogliense di Tavullia, sopra Rio Salso): il nonno materno di Dorino e Giorgio era Marco Ceccarelli, el tintor, (1876-1958), qui noto ancor oggi per le sue stampe a ruggine. Dopo una vita trascorsa tra i motori, dalle trebbiatrici alle auto ‘truccate’ per le Mille Miglia, Dorino è insieme con Giorgio da molti anni titolare di un bell’autosalone nato dall’autofficina fondata dal padre Livio, situato proprio di fronte alla casa dei Busetto.

Papà era lo scrittore, l’artista e mamma teneva i cordoni della borsa, ma mancando totalmente di razionalità, sembrava sempre che fossimo poveri malgrado la campagna e lo stipendio di papà. Sono cresciuta a pane e filosofia (Maria Tombari, gennaio 2001).

L’Angela che corregge le bozze con teutonico zelo; l’Angela che amorevolmente organizza la giornata di Fabio e ne tiene la corrispondenza; l’Angela, che accompagna Fabio a riconoscere l’orizzonte della filosofia: non è qui il caso di tornare sull’apporto del raffinato ingegno di Angela Busetto all’opera del marito (cfr. la testimonianza di Sandro Piscaglia in T come Tombari, Fabio, edito dall’Amministrazione comunale di Tavullia nel 2001. Il quaderno riporta le parole degli ospiti presenti alla festa in ricordo del centenario della nascita e decennale della morte di Fabio Tombari, Gli onori fatti in casa, organizzata dal Comune di Tavullia nei giorni 28-30 Gennaio 2000 presso la casa di Rio Salso, riaperta anche in quell’occasione grazie alla generosità dei fratelli Generali).  Donna di gran carattere ed eleganza antica, Angela si era ritagliata al Rio la parte che più sentiva corrisponderle: per Fabio, una vera e propria compagna, che alla letteratura affiancava (probabilmente anteponeva) la sapienza di chi conosce i fiori (le rose dell’Angela!), sa rammendare, intrecciare fili (lavorava sempre a maglia: maglioni, sì, ma anche vestiti, cravatte per Fabio) e, come vera castellana, conosce l’arte di guarire – non solo con le erbe, delle cui virtù era esperta.
Cucinava, anche, prosegue Liliana: da brava veneta il riso con le patate, poi le mele cotte, le marmellate. Certo, anche la pasta, le tagliatelle per esempio, ma quelle di solito le faceva mia madre. Il Venerdì qui al Rio da sempre c’è il mercato: lei comprava qualcosa in ciascuna bancarella: Tutti devono vivere, diceva.

Le sue specialità erano la cotognata, la limonata (una volta abbiamo anche allestito un chiosco per venderla lungo la strada, insieme con i figli della Maria!), ma soprattutto lo sciroppo di rose, che diluiva con acqua fredda per offrirlo agli ospiti, specie d’estate radunati all’ombra dell’ippocastano. Davvero le si illuminano gli occhi quando torna agli anni trascorsi con la Famiglia Tombari: Lucia Generali, figlia di Liliana e Dorino, è forse più di tutti qui al Rio fedele al ricordo di nonno Fabio e nonna Angela. A lei, cauta adolescente, il tempo ha riservato l’emozione di toccare con mano le parole dell’ultimo Tombari prima che fossero fissate nella pagina stampata, quasi a sbirciare nell’officina creativa del grande scrittore. Ormai anziani, nonno Fabio dettava all’Angela, poi io, che all’epoca me la cavavo piuttosto bene con la macchina da scrivere, ricopiavo la prima bozza da inviare all’editore, sempre sotto la supervisione dell’Angela. Di solito lavoravano la mattina, guai a chi fiatava, quando scrivevano. Lucia, il cui nome è segnato sullo stipite della porta che misurava i progressi nella statura dei bimbi di casa insieme con quelli di Giovanni, Anna ed Elena, figli di Maria ed Ettore Puglisi, rivede di Fabio l’umorismo, l’impazienza nella curiosità, anche una certa ruvidità. Era una persona piuttosto appartata, come se dopo un po’ sentisse il bisogno di ritirarsi. Era l’Angela a intrattenere le persone (Angelotta, la chiamava lui), e Maria, la loro figlia purtroppo mancata qualche anno fa, ha ereditato questa sua infinita capacità di accoglienza.

Arrivando da lontano trovavo la casa di Rio Salso, specie di domenica, sempre con qualche ‘satellite’ in visita. Qualcuno simpatico, ma qualcuno decisamente no e dicevo a papà: Ma come fai a sopportare tutti? E lui mi rispondeva disarmante e disarmato: Ma, Maria, in ognuno c’è il Cristo. Spesso concludevamo ridendo che era ben nascosto sotto una cotenna di lardo notevole. […] Sì, figli dell’anima. Tanti negli anni son passati per casa: il piccolo muratore, lo studente, l’universitario, il soldatino, il tormentato, lo sbandato. Tutti chiedevano un padre, un consiglio, una guida, un po’ di affetto e di luce (Maria Tombari, maggio 2001).

Dopo pranzo si cantava l’opera, riprende Lucia riecheggiando una presenza forte tra le pagine tombariane; con la nonna Angela ho trascorso anche tante serate divertentissime davanti alla tv, un apparecchio piccolo che avevano nella sala del camino, a guardare Sandra e Raimondo, oppure le commedie di Macario.

L’Angela, vestita dei prediletti bianco, blu, azzurro, i suoi mobili smaltati di rosso. L’Angela col cerchietto a trattenere i capelli candidi. L’Angela, che – sorride ancora Liliana – non credeva ai microbi. L’Angela, la cui eredità più preziosa è in quelle bucce di mandarino il cui profumo saliva per la casa dalla stufa di coccio, nel presepe allestito dentro il camino, nella coppa lavadita che – forse unica in tutta Rio Salso – passava tra i commensali a fine pasto. L’Angela, che non chiudeva le ultime lettere (alcune delle quali deliziosamente istoriate) senza un pensiero per gli abitanti del Rio. Un lascito di attenzione e di rispetto, quello dell’Angela, che risponde all’essenza della casa, e nel quale la pagina di Fabio si traduce tuttora in quotidiana verità.

Sorseggiavo la limonata, avevo diciotto anni ed ero perso nel mare di parole dell’ultimo contemplatore di lucciole che immaginavo entrassero ed uscissero dai suoi libri, lucciole eterne con i loro lasciapassare perenni (Francesco Scarabicchi, in  I segnali della natura. Una giornata di studi su Fabio Tombari, Comune di Fano, Biblioteca Federiciana, Quaderno n. 1, pp. 59-60, 1989.).
Lui non andava mai a dormire senza aver guardato le stelle. La mattina, la prima cosa che faceva era camminare scalzo sull’erba, per prender vigore dalla rugiada (Lucia Generali).

La meridiana, incurante dell’ora legale, segna le quattro del pomeriggio. L’aria è fresca di Aprile. Anche le ragnatele restituiscono la luce, tra le pietre e i legni degli infissi.

Cristina Ortolani, aprile 2011, da “Promemoria”, n. 2

Grazie  alla Famiglia Generali per aver condiviso con noi i ricordi su Angela e Fabio

Un paese e cento storie – videoalbum

Ti piacerebbe conoscere alcune delle famiglie presso le quali potrai essere ospite a cena?
Guarda il nostro ultimo video, e scopri volti, luoghi e sapori di Un paese e cento storie.

Incontra la Dirce – 1. Monteciccardo

La Dirce comincia il suo tour per incontrare nuovi amici e raccontare loro tutti i particolari sul progetto Un paese e cento storie – le Marche, a cena in famiglia.
Il primo appuntamento nella provincia di Pesaro e Urbino è a Monteciccardo, presso la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, venerdì 25 luglio prossimo alle ore 20,30.
Se vuoi saperne di più su come diventare una delle famiglie di Un paese e cento storie, partecipa o scrivici all’indirizzo info@unpaesecentostorie.it o, ancora, segui la Dirce attraverso la pagina Facebook della nostra community.

Locandina riunione Monteciccardo luglio 2014

 

Novembre 2005 – Novembre 2014: dieci anni con la Dirce. Coming soon!

Insieme con i suoi amici, la Dirce è al lavoro per preparare il programma della prossima edizione di Un paese e cento storie. Per la decima volta dal 2005, nel prossimo mese di novembre le case di numerosi borghi delle Marche si apriranno ad accogliere ospiti e viaggiatori nelle cene in famiglia: il programma sarà online nelle prossime settimane. Nel frattempo, se vuoi restare sempre informato sulla nostra attività iscriviti al blog utilizzando il link a destra o seguici sulla nostra pagina Facebook.

p.s. La Dirce sta ancora scegliendo il suo nuovo vestito per la festa. Presto tornerà con tutti i suoi colori e con una sorpresa per gli amici!

 

Un paese e cento storie - decennale

In viaggio con la Dirce. Torino, maggio 2014

L’8 maggio 2014 le ultime pubblicazioni di Un paese e cento storie sono state presentate al Salone Internazionale del Libro di Torino, presso lo spazio della Regione Marche. Ecco una photogallery delle due giornate torinesi della Dirce.

Sfoglia online o scarica il numero zero di “In cucina con la Dirce“, il supplemento al n. 5 di “Promemoria“.

La Dirce e “Le golose”

Domani – giovedì 8 maggio – la Dirce sarà a Torino per la presentazione dell’ebook di Un paese e cento storie e della rivista “In cucina con la Dirce”, che da lunedì 12 sarà disponibile anche online sul nostro sito.
In tema con la rivista, che racconta luoghi, storie, sapori, ecco un omaggio alle Golose torinesi (e non solo), la cui memoria è legata al Caffè Baratti e Milano di Piazza Castello, dove soleva sedersi e scrivere Guido Gozzano (Torino 1883-1916), autore molto amato dalla Dirce, signora di campagna dai gusti raffinati.
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Signore e signorine
le dita senza guanto
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!
Perchè niun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divorano la preda.
C’è quella che s’informa
pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
nè cura tinta o forma.
L’una, pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.
Un’altra-il dolce crebbe-
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!
Un’altra, con bell’arte,
sugge la punta estrema:
invano! che la crema
esce dall’altra parte!
L’una, senz’abbadare
a giovine che adocchi
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare
sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio.
Fra quegli aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti,
di essenze parigine,
di mammole, di chiome:
oh! le signore come
ritornano bambine!
Perchè non m’è concesso-
o legge inopportuna!-
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,
o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema o cioccolatte?
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Guido Gozzano, Le Golose (1907)
La Dirce - Caffè Baratti e Castello

La Dirce al Salone del Libro di Torino

Le ultime pubblicazioni di Un paese e cento storie saranno presentate nella XXVII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, giovedì 8 maggio prossimo (ore 17.30), presso lo spazio della Regione Marche.
Accanto all’ebook, la cui versione light è scaricabile dal nostro sito o dal sito di Uccellini Multimedia, a Torino sarà presentata la rivista “In cucina con la Dirce” – luoghi, storie, sapori, supplemento ‘cucinario’ a “Promemoria“. 
Prenderanno parte all’incontro Cristina Ortolani, curatrice dell’ebook insieme con Lorenzo Di Loreto e Vittoriano Solazzi, Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche, tra i sostenitori del progetto.
Tutti gli incontri in programma nello spazio della Regione Marche saranno trasmessi in diretta streaming sul sito del Consiglio Regionale.

Dirce a Torino

Grazie a tutti!

Grazie a tutti

La Dirce e Un paese e cento storie ringraziano tutti coloro i quali hanno contribuito a rendere speciale questa prima edizione di Un paese e cento storie spring.
Un grazie di cuore alle famiglie che come sempre ci hanno accolto con grande generosità, a chi ha organizzato, raccontato, scritto, preparato… e, naturalmente, a chi ha fatto onore alle bellissime tavole delle nostre Cuoche e ai loro prelibati manicaretti.
Sulla nostra pagina Facebook e a questo link un assaggio dai nostri album.

A presto con gli aggiornamenti sull’attività della Dirce!