Un paese e cento storie, programma 26 aprile

Cartolina programma 26 aprile

Finalmente ci siamo!
Sta per partire la prima edizione primaverile di Un paese e cento storie – le Marche, a cena in famiglia.

Accanto al weekend lungo (leggi qui il programma), abbiamo previsto la possibilità di assaporare il nostro progetto anche solo per una giornata. Il 26 aprile le famiglie di alcune località della provincia di Pesaro e Urbino apriranno le loro case per incontrare nuovi amici a cena in famiglia, e condividere intorno alla tavola storie e ricordi;  in programma, sempre nello stesso giorno, la passeggiata raccontata con sosta golosa a Gabicce, per scoprire le leggende del San Bartolo, i racconti dei vecchi marinai e le curiosità dei ruggenti anni Sessanta – a cura dell’Associazione “Il Fortino” di Gabicce Mare.

Prenota subito il tuo posto a cena in famiglia e la tua passeggiata raccontata, ti aspettiamo!
info@viaggieaziende.it – 0721 410025 (Viaggi & Aziende, Pesaro)

Cosa sono le cene in famiglia? Leggi qui per saperne di più, o guarda uno dei nostri filmati per conoscere le famiglie di Un paese e cento storie

 

26 aprile 2014 – programma

Dalle 9.15 alle 17 circa – A spasso con la Dirce: Gabicce, turisti per casa
passeggiata raccontata con sosta golosa tra mare e colline, per scoprire storie e leggende del San Bartolo, i racconti dei vecchi marinai e le curiosità dei ruggenti anni Sessanta – a cura dell’Associazione “Il Fortino” di Gabicce Mare.
Ritrovo alle ore 9.15 a Gabicce Mare, davanti al Monumento alle Genti del Mare (viale della Vittoria).

Ore 19.45 - Un paese e cento storie: le Marche, a cena in famiglia
con gli abitanti di Pesaro, Belvedere Fogliense, Case Bernardi e Padiglione, Gabicce, Ginestreto e Novilara, Monteciccardo e Villa Betti, Montelabbate, Montefabbri, Bottega e Talacchio, Sant’Angelo in Lizzola e…
Il ritrovo dei partecipanti alle cene in famiglia è fissato per le ore 19.45: i punti di incontro nei rispettivi paesi saranno comunicati entro la mattina del 26 aprile.

Costi per persona: intera giornata (compresa cena in famiglia) € 15,00; solo cena in famiglia € 5,00, da versare a Viaggi & Aziende, viale della Vittoria 88 – Pesaro; info@viaggieaziende.it.

Per tutte le attività occorre prenotarsi entro il 22 aprile telefonando allo 0721 410025 (Viaggi&Aziende) dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.

 

 

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Un paese e cento storie, ultimi giorni per prenotare!

Un paese e cento storie 2012

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Sono ancora disponibili alcuni posti! Scrivici subito se vuoi assaporare il nostro progetto, o chiamaci allo 0721 410025 (Viaggi & Aziende).

Girovagare per borghi e castelli tra Marche, Romagna e Montefeltro accompagnati dagli anziani del paese, specialissime guide che di ogni pietra, ogni campanile conoscono le storie più curiose; scendere a Pesaro e ripercorrere i passi di Cristina di Svezia, Carolina di Brunswick o di Stendhal, seguendone il ricordo sulle note di Rossini; infine, concludere una sorprendente esperienza di viaggio seduti a tavola in famiglia, per assaggiare il genius loci attraverso le ricette tramandate nei secoli. Questo e altro offre ai suoi ospiti “Un paese e cento storie”, il progetto di accoglienza turistica nato nove anni fa per promuovere e valorizzare il territorio marchigiano, la cui edizione primaverile si terrà in provincia di Pesaro e Urbino dal 24 al 27 aprile prossimi.

Dal 2005 due volte l’anno, in primavera e in autunno, le famiglie di alcune località delle Marche aprono le loro case per accogliere a cena nuovi amici, commenta Cristina Ortolani, ideatrice del format, per scambiare intorno alla tavola storie e parole. Nel tempo le cene in famiglia sono diventate il cuore di un’inedita proposta di viaggio dipanata attraverso una rete tessuta da istituzioni, imprese, strutture ricettive, associazioni e cittadini, coordinati da professionisti del turismo e della cultura.

I viaggiatori sono accolti in Bed and Breakfast selezionati, e accompagnati in un percorso di scoperta del territorio guidato dagli stessi cittadini, che dei loro luoghi si fanno ‘testimonial’, svelandone aspetti poco noti e tesori nascosti nelle passeggiate raccontate. Gli itinerari, declinati in mini-tour comprendenti soste golose realizzate in collaborazione con i migliori produttori locali, culminano con la cena presso una delle tante famiglie aderenti al progetto: nelle ricette della tradizione si assapora così la più autentica cultura dell’ospitalità italiana. Tra le località comprese nei mini tour di aprile, tutte in provincia di Pesaro e Urbino, figurano Sant’Angelo in Lizzola e la valle del Foglia, Gabicce, Montefabbri (uno dei borghi più belli d’Italia), Candelara e Novilara; arrivo previsto nel pomeriggio di giovedì 24 aprile, partenza domenica 27 mattina, dopo la passeggiata raccontata a Pesaro, tra centro e mare.

Info pratiche e prenotazioni: Viaggi & Aziende – 0721 410025 – cristina.pieri@viaggieaziende.it; info@unpaesecentostorie.it.

Il programma è disponibile a questa pagina.

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Ti aspettiamo!

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La Dirce

La Dirce (rigorosamente con l’articolo, come si usa dalle nostre parti) rappresenta tutte le Cuoche – e i Cuochi, protagonisti di Un paese e cento storie sin dalla prima edizione (2005).

Sul vassoio, l’offerta delle cento storie di ogni paese, racchiuse nella rocca malatestiana di Montelevecchie (oggi Belvedere Fogliense), distrutta nella seconda metà dell’Ottocento.

Ogni stagione la Dirce rinnova il suo guardaroba, e si presenta al pubblico con nuovi colori sul grembiule, che “contiene” l’idea intorno alla quale si sviluppa ciascuna nuova edizione di Un paese e cento storie. Dal 2011 il grembiule è decorato con la rielaborazione di stampe di gusto vintage: per il 2014 e Un paese e cento storie spring abbiamo abbinato la freschezza del verde erba al rosso vivo delle fragole, in omaggio ai sapori e ai colori primaverili della nostra terra, così come le mele del 2013 (sempre vintage), rimandavano alla stagione autunnale.

Accanto a quelle delle Cuoche di Un paese e cento storie molte altre sono le voci che risuonano nei manicaretti della Dirce: quella di Babette prima di tutte, poi quella di Rubem Alves, e tante altre. Leggi qui se vuoi saperne di più sull’idea e sugli incontri da cui è nata la nostra festa.

La Dirce è un progetto di Cristina Ortolani per Un paese e cento storie.

La Dirce 2014

Il nostro progetto a “Si può fare”

Si può fare, cronache da un paese migliore - Radio24

Nella giornata di Pasqua, domenica 20 aprile 2014, il nostro progetto è stato ospite di Si può fare, cronache da un paese migliore, la trasmissione di Radio 24 condotta da Alessio Maurizi e Carlo Giuseppe Gabardini, con un’intervista a Cristina Ortolani, ideatrice del progetto.
Insieme con la Dirce ringraziamo la Redazione e i conduttori per lo spazio che ci hanno dedicato.
Ascolta o scarica la trasmissione in podcast.

 

 

Il cuore accogliente di Mamma Ida

Ida Pazzin Bartolucci

Il concept di Un paese e cento storie è nato a Belvedere Fogliense nel 2005, in casa di Ida Pazzini Bartolucci

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Belvedere Fogliense, autunno 2013. “Un cuore dal respiro più grande”: deve essere questo che Ida Pazzini Bartolucci sente ogni mattina, quando apre la finestra della sua bella cucina-soggiorno affacciata sulla Valle del Foglia, che si adagia sotto le mura di Belvedere Fogliense, la frazione del Comune di Tavullia dove Ida vive ormai da più di sessant’anni.

Quando sono arrivata qui il paese era devastato dalla guerra, macerie dappertutto, il freddo era tale che di notte tenevo i panni per il cambio dei bambini dentro il vestito, sul seno, per scaldarli un po’. Se oggi Belvedere Fogliense, dove le “cene in famiglia” sono nate nel 2005, è il borgo fiorente amato da molti, senz’altro lo si deve anche a Ida, che ne è un po’ il nume tutelare, e veglia su queste case antiche insieme con la sua famiglia e con gli altri abitanti, che hanno continuato caparbiamente, nel tempo, ad abitare il loro luogo d’origine.
E’ un paese di donne, Belvedere (non a caso fino al 1922 si chiamava Montelevecchie), e lo si sente appena vi si mette piede: “accoglienza” è la parola d’ordine, e al visitatore che si attarda per strada accade di sentirsi offrire un caffè, e di sedersi da subito intorno a una tavola dove il tempo riacquista connotati profondamente umani.
Quando la incontriamo, Ida è reduce dall’ultima ‘fatica’ delle donne di Belvedere: la festa per il gemellaggio delle parrocchie di San Donato e del Corpus Domini (rispettivamente di Belvedere e Rio Salso, Case Bernardi e Padiglione, frazioni di Tavullia) con la chiesa della Pace della diocesi di Århus, in Danimarca: un pranzo per una sessantina di persone, tutto preparato in casa, dalle lasagne fino a un tiramisù di quasi un metro quadrato. Ad Åarhus mi conoscono come ‘mamma Ida’, e io ne sono contenta perché in qualche modo l’ho proprio cullato, questo gemellaggio: ogni nascita ha bisogno di un grembo, aggiunge Ida, mentre ci racconta con orgoglio di questo patto di amicizia, che si rinsalda ogni anno di più. Figurati che nella chiesa della Pace di Aarhus hanno una parete tappezzata di fotografie di noi di Belvedere: l’hanno inaugurata proprio durante uno dei nostri viaggi di incontro, e vederla è stata un’emozione grandissima.

Allargare lo sguardo, e il cuore: un’attitudine che Ida non ha mai trascurato, nemmeno nei momenti in cui la famiglia assorbiva quasi per intero le sue giornate, con quattro figli e, per un periodo, anche i suoceri e la cognata di cui occuparsi. Poi, quando i miei figli sono cresciuti ho pensato che era giunto il momento di guardare fuori, fuori di me e della mia casa. Tra gli impegni di Ida c’è ormai da molti anni, circa trenta, anche il servizio di volontariato con l’UNITALSI (Unione Nazionale Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali). Un’esperienza incredibile, sapessi quanta gioia ti dà accompagnare queste persone, quando torni hai una carica, un entusiasmo… un entusiasmo che brilla nelle sue parole, testimoniato, se ce ne fosse bisogno, dalle foto che ritraggono Ida mentre accenna felice passi di danza al ritorno da Lourdes, insieme alle sue colleghe volontarie.
L’entusiasmo: è come la benzina che mi fa andare avanti ogni giorno, la gioia di fare le cose sempre con il massimo dell’impegno. Quando mi sveglio, ogni mattina, penso che ho un giorno intero davanti a me, un giorno nuovo tutto da vivere: non ho fatto cose importanti, ma mi sento realizzata, perché in tutto quello che ho fatto ci ho messo il cuore. E questo ti mette le ali, ti dà una grande forza.
Ida Pazzini Bartolucci è nata nel dicembre 1928 a Villa Verucchio, dove suo padre era custode di Villa Amalia, la residenza della bellissima cantante e soubrette Gea della Garisenda, al secolo Alessandra Drudi, nota oggi soprattutto per il suo maggior successo, A Tripoli -Tripoli bel suol d’amore, legato alla guerra italo-libica del 1911-‘12. (Da segnalare che anche il nonno materno di Ida, Antonio Sorbini, era impiegato come custode di una residenza nobiliare, la villa detta l’Imperiale, proprietà del conte Castelbarco Albani, sul colle San Bartolo, a Pesaro).

Ogni mattina la piccola Ida era incaricata di destare la signora, intonando una canzone tradizionale romagnola, e porgendole un mazzo di fiori che mia madre, ricorda, confezionava dentro una zucca ornamentale. Era importante per tutti che la signora si svegliasse ‘in buona’, perché come tutte le dive era un po’ capricciosa… ma come le vere dive era anche capace di grandi slanci di generosità, aggiunge Ida: da bambina mi sono ammalata gravemente, mi avevano data per spacciata, e la signora mi ha tenuta con sé un mese, prodigandosi personalmente e impegnando la servitù della villa per le mie cure. Non solo: quando sono nata ha regalato a mia madre un bellissimo corredino, diciamo che ero un po’ la sua mascotte.
Dal 1934 al 1939 la famiglia di Ida si trasferisce in Sardegna, dove al padre era stato assegnato uno dei poderi ricavati dalla bonifica della piana di Terralba (l’allora villaggio di Mussolinia, dal 1944 divenuto Arborea); nel 1939 mio padre ha deciso di tornare verso le sue terre, ma la guerra ci ha trattenuto a Roma, e ha trovato lavoro, sempre come custode, presso la villa del ministro Montemurri. La guerra l’ho presa tutta: tra i ricordi di Ida ci sono nove mesi di notti trascorse nelle grotte di Torre Gaia, dove ci riparavamo dai bombardamenti. Anche in quella situazione però cercavamo di non perdere la speranza, scavando avevo ricavato un piccolo altare in una parete, e oltre a pregare cantavamo, un piccolo segno di gioia anche in guerra.
In quegli anni Ida, in vacanza a Pesaro presso una sorella, incontra il compagno di una vita, Matteo Bartolucci, conosciuto da tutti come Teo. Ida e Teo si sposano a Roma, nel 1952, e da allora saranno inseparabili, fino alla scomparsa di quest’ultimo, nel 2007.
Anche da questo essenziale ritratto si intuiscono le linee di una vita intensa, arricchita da quattro figli (Francesco, Stefano, Chiara e Anna) e da quattro nipoti (Maria e Giovanni, figli di Francesco e Maria Grazia Stocchi e Giacomo e Paolo, figli di Stefano e Beatrice Biagiarelli). Sono l’ultima di tredici figli, commenta Ida, e ho sempre vissuto in famiglie numerose… Deve essere per questo che né Ida né le sue ‘ragazze’, nuore e figlie, si perdono d’animo di fronte alla prospettiva di cucinare per dieci o venti persone, un piccolo esercito che ogni domenica o quasi affolla la grande stanza al piano terra di casa Bartolucci. Di nuovo, quell’entusiasmo che fa miracoli, e che rende leggero il peso del tempo, anche di fronte al ricordo di episodi e anni che si intuiscono duri, sui quali però Ida sorvola con un sorriso.
Mi hai fatto senza fine, recita un verso di Rabindranath Tagore, livre de chevet di Ida; fammi essere | morbida creta | in mano | di sì grande vasaio, fa eco a Tagore la stessa Ida, che, come l’allodola, da tempo ferma i suoi pensieri in brevi poesie di tenace sensibilità. L’allodola canta | anche quando, | sente | il ramo spezzarsi, | perché | sa, | di avere | le ali scriveva Ida il 1° gennaio 1995.
Ali che Ida ha davvero dispiegato nel corso della sua vita, offrendo gioiosamente la sua collaborazione e la sua capacità di accogliere e consolare. Io dico sempre: vivere per ricordare, e, quando non puoi più fare, ricordare per ringraziare.

Come acque | di passate stagioni, | freschi | scendono | i ricordi, | a rinverdire il cuore (Ida Bartolucci, Memorie, 20 giugno 1996).

Accoglienza significa anche aprire la porta a chi vuole raccontare la tua storia, offrirsi allo sguardo dell’altro senza ostentazioni e senza false reticenze. Il nostro incontro con Ida Pazzini Bartolucci si conclude con una cena la cui portata principale sono le erbe di campagna, raccolte da Ida sulla collina poco distante dalla chiesa, accompagnate da pecorino e piadina. Per dessert, una torta  rustica con cioccolato fondente e marmellata di arance, la cui ghiotta impronta è rimasta, a futura memoria, sul nostro quaderno di appunti.

Con poche varianti la storia di Mamma Ida è stata pubblicata in Regine. Storie di donne nel ‘900 in provincia di Pesaro e Urbino, a cura di Cristina Ortolani (CNA Pesaro e Urbino, Pesaro 2010).

 

Da Gabicce a Gabicce Mare

Gabicce, da "Il dolce colle", 1933

Dalla stazione balneare della Borgata Tavollo alla Baia verde e blu, passando per la Capri dell’Adriatico: nascita di una vocazione turistica tra Marche e Romagna

di Simonetta Bastianelli
da “Promemoria”, n. 0

Se in passato le guerre, i passaggi di truppe, le espoliazioni, gli incendi furono i “killer” degli archivi, in tempi più vicini a noi sono stati soprattutto i trasferimenti e gli scarti dissennati a menomare la documentazione degli enti pubblici. L’archivio comunale di Gabicce Mare, che oggi sembra aver trovato pace dopo tanto peregrinare, di traslochi e di scarti ne ha patiti tanti! Ogni informazione tratta dalla lettura dei suoi documenti sembra quindi più preziosa, tanto più quella desunta tra le righe di un argomento lontano da ciò che si sta cercando.
Tra i punti all’ordine del giorno di una seduta di Consiglio del lontano 1907, vi è quello riguardante la costruzione di un ponte sul torrente Tavollo, assolutamente necessaria, faceva sapere il sindaco Adamo Franchini, allo scopo di aprire una comoda e sicura comunicazione fra la borgata Tavollo e il paese di Cattolica. L’opera era senz’altro di pubblica utilità trattandosi di evitare continue e gravi disgrazie che avvengono pel passaggio del porto canale di Cattolica privo di ponte… Ma è stata l’altra motivazione addotta ad avere attirato la nostra attenzione: il comodo passaggio sarebbe stato utile anche a dar vita rigogliosa a tale borgata [Tavollo] ricercata ed amata dai signori forastieri specialmente per la stazione balneare.
Qui si sta istituzionalizzando la sempre decantata vocazione turistica di Gabicce: siamo ai primi del Novecento e si parla di stazione balneare in un atto pubblico.
L’adozione del progetto del ponte, in parte girevole, era già stata deliberata favorevolmente dal Consiglio comunale di Cattolica, sebbene i maggiori vantaggi fossero per Gabicce e si sarebbero risolti nella costruzione di molti fabbricati nella borgata Tavollo con vita di guadagno e benessere per gli abitanti tutti… senza escludere che il Governo pure darà un contributo, facilitando il ponte, il servizio delle Regie Guardie di Finanza di Cattolica obbligate in oggi di servirsi di un battello e quindi ad una spesa pel suo mantenimento…
Da questo momento, e in particolar modo dagli anni Trenta, sarà difficile trovare una deliberazione che non abbia almeno un accenno alla bellezza del luogo, al suo clima salubre, all’aumento della presenza di turisti, di cui molti stranieri, all’incremento dei servizi durante la stagione estiva, al nascere di alberghi e a tutto quanto ha fatto della piccola Gabicce la grande Ospite.
Il 6 Dicembre 1932 il Commissario prefettizio delibera di chiedere che il Comune di Gabicce venga dichiarato “luogo di soggiorno, turismo e svagoconsiderato che possiede tutti i requisiti per essere dichiarato tale, avendo nella frazione di Tavollo una ridente e ricercata spiaggia e nel Capoluogo [Gabicce Monte] un soggiorno climatico per eccellenza, data la sua incantevole posizione elevantesi a picco sul Mare Adriatico, con un panorama aperto lungimirante la pianura di Romagna tanto che nell’estate particolarmente è meta di innumeri stranieri e connazionali…
Nel giro di neanche un ventennio si riscontra che il numero degli alberghi-pensioni e ville private è fortemente aumentato. Ormai la popolazione ha costituito motivo prevalente di attività e di vita solamente il TURISMO.
Ecco un’istantanea dall’anno 1950: la capacità ricettiva è tale da poter ospitare oltre 5.000 bagnanti al mese; sono censiti 17 alberghi; più di 250 alloggi privati sono affittati a 2000 persone; oltre al cinema, sono stati aperti 2 Dancing per il ballo all’aperto; si stanno ultimando Pensioni per un totale di 180 posti letto.
Uno sviluppo che ebbe il suo apice negli anni Sessanta e che richiamò dai paesi vicini un numero considerevole di operatori, impegnati a “fare la stagione”. E pensare che nei ricordi di una bambina di quegli anni, che non aveva ancora elaborato il senso della distanza, venivano da molto lontano…

Nella foto: Gabicce – Tavollo, Albergo-Pensione Della Santina (da Gabicce – Il Dolce Colle, Stradella, 1933).

 

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La Dirce Fa’ la cosa giusta!

Invito Fa' la cosa giusta

“Sostenibile”, “responsabile”, “solidale”, “chilometro zero”: parole e idee che sin dalla prima edizione hanno accompagnato Un paese e cento storie”, il progetto di accoglienza turistica e valorizzazione del territorio nato nel 2005 a Belvedere Fogliense di Tavullia, ampliatosi nel tempo fino a comprendere una ventina di località della nostra provincia. Parole e idee che saranno al centro dell’evento di presentazione del progetto in programma a Milano, nell’ambito di Fa’ la cosa giusta, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, sabato 29 marzo alle 15 (Fiera Milanocity, Sala Abbado).

Cosa c’è di più sostenibile infatti, che girovagare per borghi e castelli accompagnati dagli anziani del paese, guide specialissime che di ogni pietra, ogni campanile conoscono le storie più curiose? Cosa è più a chilometro zero di una cena in famiglia, per concludere seduti a tavola nelle case dei nostri paesi una sorprendente esperienza di viaggio? Questi e altri aspetti di Un paese e cento storie saranno raccontati nell’incontro di Milano, che apre ufficialmente la stagione primaveriledell’edizione 2014 dell’iniziativa, in programma tra Pesaro e dintorni nel prossimo aprile.

Il programma 2014, di cui è già disponibile la versione preliminare, ripropone il format sperimentato negli ultimi due anni, anticipa Cristina Ortolani, ideatrice del progetto, che già nel 2013 ha ospitato numerosi turisti provenienti da tutta Italia. I viaggiatori sono accolti in Bed and Breakfast selezionati, e accompagnati in un percorso di scoperta del territorio guidato dagli stessi cittadini (le “passeggiate raccontate”). Gli itinerari, declinati in mini-tour comprendenti soste golose realizzate in collaborazione con i migliori produttori locali, culminano con la cena presso una delle tante famiglie aderenti all’iniziativa. Tra le località comprese nei mini tour di aprile, tutte in provincia di Pesaro e Urbino, figurano a Novilara e Candelara, Sant’Angelo in Lizzola e la valle del Foglia, Gabicce e Montefabbri; arrivo previsto nel pomeriggio di giovedì 24 aprile, partenza domenica 27 mattina, dopo la passeggiata raccontata a Pesaro, tra centro e mare. L’iniziativa, che nei mesi estivi avrà anche una ‘puntata’ nelle Terre del Piceno, è realizzata con il contributo del Comune di Pesaro e con il patrocinio di Regione Marche – Assemblea Legislativa e dei Comuni di Gabicce Mare, Monteciccardo, Vallefoglia.

Info: info@unpaesecentostorie.it – facebook.com/Unpaeseecentostorie.

Info pratiche e prenotazioni: Viaggi & Aziende – 0721 410025 – cristina.pieri@viaggieaziende.it.

 

Invito Fa' la cosa giusta

 

Una cena per una storia: il galateo delle cene in famiglia

Cameriera anni '20

A cena in famiglia. Facile a dirsi, ma al momento di suonare il campanello per accomodarsi in casa di nuovi amici anche i più chiacchieroni sentono la trepidazione dell’incontro.
Ma come funzionano le cene in famiglia? E si va a casa di sconosciuti? Come ci si comporta nel presentarsi alle padrone di casa? Queste sono solo alcune delle domande che i nostri ospiti ci rivolgono più di frequente: ecco dunque qualche indicazione pratica per mettere tutti a proprio agio, e consentire a ciascuno di vivere al meglio l’esperienza di Un paese e cento storie.

Come funzionano le cene in famiglia? Le famiglie di una ventina di località delle Marche aprono le loro case mettendo a disposizione alcuni posti alla loro tavola; gli ospiti prenotano e si ritrovano in paese, in un luogo indicato sul programma. Importante, per chi abita in zona: si va a cena in una località diversa da quella nella quale si risiede.
L’incontro tra gli ospiti e i padroni di casa avviene la sera stessa della cena; nel punto di ritrovo di ogni paese un responsabile dell’organizzazione raduna gli ospiti di ciascuna famiglia e li presenta ai rispettivi padroni di casa. Et voilà, tutti pronti per la cena.
Sono ammessi anche i bambini? Certo. Anche i più piccoli troveranno nuovi amici della loro età nelle famiglie di Un paese e cento storie: è sufficiente segnalarci la loro presenza al momento della prenotazione.

E devo portare qualcosa? La nostra risposta è di solito “Comportati come quando vai a cena da amici”. No ai “complimenti” o ai formalismi, sì a un dono fatto con il cuore, sia esso un mazzo di fiori, una bottiglia di vino o un piccolo pensiero per la casa. Le “cene in famiglia” sono gratuite, per l’accoglienza degli ospiti le famiglie ricevono attualmente solo un rimborso simbolico. In grande semplicità offrono tempo e attenzione per il bene del loro territorio, scelta che va contraccambiata con altrettanta franchezza e gratitudine.

Insieme con le famiglie ti chiediamo solo di portarci una tua storia da condividere: due righe scritte al volo, una vecchia fotografia, una pagina del diario di guerra di tuo nonno o del libro dei conti dei tuoi avi, una lettera, il tweet che ti ha messo di buonumore o il post che ha sorpreso il tuo cuore. Una storia da raccontare, per rendere ancora più coinvolgente il nostro incontro. Se lo vorrai, la tua storia sarà pubblicata sul nostro sito e negli spazi dei progetti per il recupero della memoria a esso collegati.

Se hai altre domande scrivici all’indirizzo info@unpaesecentostorie.it o contattaci allo 0721 410025: saremo lieti di raccontarti tutti i particolari sul nostro progetto!


Pesaro, Corso XI Settembre 1. Storie di pizzi, tuiles e torroni

Pesaro - Bar Gino Anni Sessanta
La storia della boutique De Angelis si intreccia con quella del bar Gino nei ricordi di Simonetta De Angelis e di sua nipote Milli Filippetti: la seconda delle “cento storie” del nostro progetto
Pesaro, Corso XI Settembre 1. All’angolo del Palazzo del Governo, quasi a far memoria di una delle tante botteghe che un tempo animavano l’antica via dei Fondachi, due vetrine rimandano suggestioni di femminilità frizzante e raffinata. Sfumature rosa cipria e di lieve verde salvia si intravedono all’interno, dove una vetrata dal gusto liberty incornicia sete e pizzi che si intuiscono rari. E proprio da qualche metro di pizzo (ValencienneMacramèChantilly? Meglio, forse, più nostrano sangallo) parte la storia di Simonetta De Angelis, attuale titolare insieme con la nipote Emilia Filippetti di una delle più rinomate boutiques della nostra città. I pizzi con i quali nonno Geremia incantava – immaginiamo – le signore di Borrano (frazione di Civitella del Tronto, nel Teramano), in Abruzzo, regione di origine della Famiglia De Angelis. Affabulatore sapiente, parlava anche un po’ di latino, ricorda Simonetta, Geremia De Angelis trasmette il mestiere al figlio Saverio, che appena sedicenne parte per gli Stati Uniti d’America dove intende raggiungere lo zio. Dopo il lungo viaggio a bordo del Canopic, Saverio sbarcò a Boston con soli otto dollari in tasca, come raccontano le ricerche svolte dai suoi famigliari. Ma in realtà Saverio la Merica la trova al suo ritorno in patria, nel 1927, quando la morte del fratello Mario lo induce a tornare a Fano, dove la sua famiglia aveva avviato un negozio di biancheria, e dove incontrerà Merìca Pierpaoli, che in breve tempo diverrà sua moglie.Verso la metà degli anni Trenta i miei genitori trasferirono l’attività a Pesaro, in un locale situato all’attuale numero 27 di Corso XI Settembre (oggi boutique Pantanelli), e nel 1980 ci spostammo qui, negli spazi un tempo brulicanti degli avventori del caffè di piazza Vittorio Emanuele, in seguito affittati alla confetteria “Unica”. In quegli anni a Pesaro i negozi di biancheria si contano sulle dita di una mano, e i ricordi di Simonetta illuminano modi e consuetudini di cui oggi apprezzeremmo la sostenibilitàle liquidazioni si svolgevano esclusivamente a fine febbraio e fine agosto, e solo dagli anni Settanta, perché in precedenza al termine della stagione tutti i capi si riponevano in guardaroba, con le palline di naftalina, proprio come in casa. In negozio insieme con Simonetta c’è la sorella Giancarla, e con loro anche la simpaticissima Marta: sotto l’occhio vigile della signora Merìca, compongono un quadro tutto al femminile completato negli ultimi anni – dal 1992, e siamo così alla terza generazione – da Milli (Emilia) Filippetti, figlia di Giancarla, che con successo ha traghettato il nome De Angelis sui social network. Non avrei potuto fare altro, osserva Milli con la naturalezza di chi è ‘nato e cresciuto nel commercio’,e credo che oggi sia fondamentale, accanto al preziosissimo rapporto personale con le clienti, saper parlare anche alle generazioni più giovani, con i loro stessi mezzi. Circa ottocento gli “amici” Facebook di De Angelis Negozio, ai quali Milli ogni mattina dà il buongiorno e fornisce, accanto alle informazioni sulle novità della stagione, seguitissimi consigli e suggerimenti di moda: anche questo significa sapersi adeguare ai tempi, sottolinea convinta. Un’evoluzione che si specchia nella sequenza di foto conservate da Simonetta e Milli in due ‘scrigni’ di latta decorata e velluto verde, scorrendo le quali, accanto alle vicende della nostra città, si legge una minuziosa e ben delineata storia del costume. Non è un caso, infatti, che proprio da queste fotografie sia nata l’idea di una serata dedicata ai Tipi da spiaggia – bagni, bagnini e bagnanti nella Pesaro del secondo dopoguerra ambientata a Villa Molaroni, oggi sede del Museo della Marineria “W. Patrignani”. Immagini di Simonetta e Giancarla bimbette, con gli appunti di Merìca per ricordare al fotografo i colori di un tenue ritocco; immagini aggraziate e spensierate di bagnanti che posano su una spiaggia ancora assai poco attrezzata, o di abbronzati fusti in stile Poveri ma belli, intenti a esercizi di equilibrio sul bagnasciuga. Mia madre mi raccontava di alcune signore pesaresi molto in vista multate per aver indossato il due pezzi, sorride Simonetta, naturalmente si trattava di modelli castigatissimi, ma subito dopo la guerra facevano scandalo. Ricordo ancora alcuni costumi da bagno di lana, poi negli anni Cinquanta – Sessanta sono arrivati gli interi con il gonnellino e le stecche nel reggiseno, la silhouette era molto vicina a quella degli abiti.Poi, ancora, negli anni Settanta la rivoluzione dei bikini per allora ridottissimi, fino ad arrivare ai costumi da bagno sofisticati come vestiti haute couture, che ci siamo abituati a vedere a fianco di minuscoli triangolini di lycra e tessuti ipertecnologici. Impossibile, chiacchierando con Simonetta e Milli, non indugiare su tessuti, rifiniture, dettagli e parole (quante indossano oggi il prendisole?) attraverso i quali passa il vestire di un’epoca, lo stile di tre generazioni di donne per le quali “le De Angelis” sono più amiche che negozianti. Fuori il cielo è plumbeo, scrosci di pioggia scorrono incuranti della primavera, ma il nostro incontro è punteggiato da signore di diverse età (non mancano gli uomini, però) che si affacciano per un saluto, un’occhiata agli accessori da mare. “Nata nel commercio”, Milli auspica anche per sua figlia Flavia un avvenire in questo settore: sarebbe la quarta generazione commenta non senza una punta di soddisfazione. Con Milli, però, i ricordi di moda si profumano dei colori del marzapane, del miele, di scorzette d’arancia, e il set del racconto si muta pian piano, passando impercettibilmente dall’atmosfera ovattata della boutique di lingerie all’ambiente vivace del Bar-Pasticceria Gino, in via Giovanni Branca 43-45. Una bimba sgrana gli occhi su un paiolone (in verità il nome in codice sarebbe “pozzo”) ricolmo di una pasta bianco avorio dal quale salgono profumi celestiali di albumi e miele: per il laboratorio della Pasticceria Gino è giorno di torrone, e la piccola Milli sa che al ritorno da scuola l’attenderanno mandorle da ‘rubare’ all’impasto, croccanti e imbibite di questa goloseria che assomiglia a una mou. Proust e le sue madeleines si presentano puntuali alla mente, ma qui siamo più dalle parti della Fabbrica di cioccolato, e da un momento all’altro ci si attende l’arrivo, se non di Willy Wonka in persona, almeno di un mago dalle sembianze di Johnny Depp. Le parole di Milli non riescono a contenere l’entusiasmo di quella bimba cui era concesso il privilegio di far colazione in pasticceria, e che, in barba alla nonna, la burbera e temibile Nina, insieme con il fratello Franco sottraeva i gelati “Pinguini” prima che venissero confezionati, o rompeva le uova di Pasqua dei clienti per cercarne la sorpresa.In occasione del Natale i tavoli del bar erano riuniti al centro del locale, e dopo essere stati addobbati accoglievano trionfi di confezioni regalo e di torrone, grandi blocchi dai quali di volta in volta si prelevava la quantità richiesta dal cliente con uno scalpello. Prima di diventare “Gino” e basta, però, Gino Filippetti si era fatto le ossa a Roma, al Caffè Rosati di Piazza del Popolo, dove aveva conosciuto Emilia Calamita, detta familiarmente Nina, originaria di Sacrofano (Roma) e anche lei impegnata nel commercio, più precisamente nella gestione della rivendita di sali e tabacchi di famiglia; dal loro matrimonio nascerà nel 1934 Nerio, il babbo di Emilia. A Roma Gino apprende le basi dell’arte pasticciera, che continuerà ad affinare proponendo a Pesaro creazioni originali, dall’aspetto accattivante e di indimenticabile squisitezza. La famiglia di mio padre tornò a Pesaro subito dopo la sua nascita, raccontavano di aver percorso tutto il tragitto Roma-Pesaro su un calesse. Prima di aprire il Bar Gino in via Branca mio nonno gestì per qualche tempo un’altra attività per il Corso, a fianco di Palazzo Perticari, insieme con Amedeo, un suo cugino; in estate con il fratello Dante (padre di Nardo Filippetti, fondatore del tour operatorEden Viaggi) attivavano un chiosco di gelati al mare. Purtroppo Gino venne a mancare nel 1959, e nonna Nina dovette prendere la guida dell’attività di famiglia, insieme con mio padre. Appassionato di calcio e grande tifoso della VIS Pesaro, insieme con gli amici del Bar Sport di via Branca (oggi Boutique Jackie) Gino amava giocare tiri feroci ai sostenitori dell’avversaria squadra di Fano. La preparazione del torrone era impegnativa, riprende Milli, cominciava intorno alle cinque di mattina e finiva con l’impasto steso sui piani di marmo a pomeriggio inoltrato. Ma in pasticceria c’erano anche altre specialità la cui realizzazione era abbastanza complessa, per esempio il ‘pagliaio’, un profiterole elaborato, ricoperto interamente di fili di caramello che venivano ‘tirati’ con la saggina, proprio quella delle scope, oppure le pesche di marzapane, con il picciolo di cioccolato. C’erano anche i ‘manganelli’, piccoli torroni cilindrici ricoperti di cioccolato fondente, mentre tra i gelati era rinomatissimo il gusto nocciola. Capolavori di alta pasticceria che Gino forniva anche a numerosi alberghi di Pesaro, e che non mancano, per esempio, nelle fotografie del rinfresco allestito per il matrimonio della figlia Giancarla. Da ricordare anche i cuori di marron glacé, souvenir, sottolinea ancora Emilia, degli anni trascorsi alla Pasticceria Rosati di Roma. Tra i clienti di Gino ci piace ricordare la – almeno per noi pesaresi – celebre Prima Paganelli, la Bolognese, che a lui affidava la perfetta riuscita del doposfilata nell’atelier di viale Corridoni. Presso la Pasticceria Gino si formarono alcuni dei migliori pasticcieri della città, da Germano, il cui gelato alla nocciola compare oggi su tutte le guide golose d’Italia a Franco Zidolani fino a Elio della Pasticceria Serafino; a completare il quadro di questo frammento di storia pesarese ricordiamo infine le Quattro stagioni, le decorazioni pittoriche di Nanni Valentini che ornavano il locale. E’ tornato il sole, tra i ricordi e qualche tazza di tè è quasi ora di chiudere. Ci ripromettiamo di tornare, per farci ripetere da Milli i nomi delle paste, il cui elenco – di cui crema e cioccolatte non sono che un assaggio – saprebbe destare l’invidia di Guido Gozzano. Ultima nota golosa, per ora il tuile che fa capolino tra un bignè e un diplomatico: da non confondere con il cannolo siciliano, precisa Milli, rispetto al quale è più leggero e aereo, il tuile è un croccante ‘involtino’ di pasta di mandorle, cotto al forno, rivestito di cioccolato e riempito di panna montata.

Cristina Ortolani

Pesaro - Bar Gino Anni Sessanta

Pesaro, anni Sessanta del ’900. Il Bar Gino (raccolta Emilia Filippetti)

La Dirce va in città

Un paese e cento storie - presentazione BIT 2014 Milano

La Dirce e Un paese e cento storie saranno ospiti dello stand Regione Marche alla prossima BIT – Borsa Internazionale del Turismo, in programma dal 13 al 15 febbraio presso la fiera di Milano-Rho.

Una vetrina internazionale per il nostro progetto, che quest’anno si presenta al pubblico con molte novità: nei prossimi giorni vi racconteremo altri dettagli di un programma che, grazie all’apporto di tante persone, enti, imprese e associazioni diventa sempre più ricco.

Nel frattempo un grande grazie per l’ospitalità a Regione Marche, che ci ha offerto questa importante opportunità, al Comune di Pesaro, ai Comuni di Monteciccardo e Montedinove e, come sempre, a tutti coloro i quali ci sostengono con il loro impegno.

La presentazione è prevista per sabato 15 febbraio p.v., ore 16,30, presso lo stand Regione Marche (pad. 1 – B19 C12): vi aspettiamo!

Le tavole della Dirce, 2013-2005

"Un paese e cento storie", 2009

Dirce’s world

Un paese e cento storie 2013

Un paese e cento storie nasce e trae nutrimento da una costante ricerca sulle tradizioni dell’ospitalità e della cucina dei luoghi del progetto. Attori principali di questa ricerca sono gli stessi cittadini che forniscono materiale di studio come ricette, fotografie di famiglia, testimonianze di ogni genere: materiale del quale rendiamo conto attraverso questo sito, la pagina Facebook Un paese e cento storie, filmati e pubblicazioni cartacee tra le quali spiccano l’ebook di Cristina Ortolani e Lorenzo Di Loreto (Uccellini Multimedia) e la rivista “In cucina con la Dirce”, il cui numero zero è stato presentato con successo nel novembre 2013. Con l’edizione 2013 è stata avviata la realizzazione di una linea di gadget prodotti da alcune aziende operanti nei luoghi di Un paese e cento storie: segnaposti e bijoux che si aggiungono ai grembiuli da cucina e ai ricettari creati per le edizioni precedenti. Nel 2014 è in programma un ampliamento della linea di gadget e della collana di pubblicazioni, sempre ispirati alla casa e alla cultura dell’accoglienza. Il testimonial? Che domande, la Dirce.

Buon Natale da Un paese e cento storie

Forse più di ogni altra il Natale è la festa da condividere con la famiglia – lo dice anche il proverbio, e nei “tuoi” ci stanno dentro gli amici e tutte le persone care. Con le parole di Enzo Bianchi, che hanno ispirato più di un momento di Un paese e cento storie, auguriamo a tutti voi un Natale davvero buono. Gli auguri sono anche l’occasione per ringraziare di cuore chi ci ha accordato attenzione,fiducia, curiosità, oltre, naturalmente, a tutte le persone che da otto anni lavorano per rendere speciale la nostra festa con le cene in famiglia.

Buon Natale dalla Dirce, dunque, e a presto per ricominciare, dopo i cappelletti, a cucinare una nuova edizione di Un paese e cento storie.

Ma ciò che faceva percepire a tutti la gioia del Natale erano i preparativi per il pranzo, anche nelle famiglie più povere: le pentole che bollivano con il cappone, le donne che si riunivano per preparare insieme i ravioli e predisporre le sette portate «canoniche», indispensabili perché il pranzo fosse «il pranzo di Natale», un unicum in tutto l’anno. Gli uomini invece cercavano il ceppo da mettere nel camino: non la solita legna, ma un ceppo nodoso e grande, che durasse dalla sera fino al ritorno dalla messa di mezzanotte, quando si rientrava a casa intirizziti dal freddo, perché la chiesa non era riscaldata e per molti il tragitto fino a casa era lungo. E a quella messa andavano tutti, anche quelli che durante l’anno non si facevano mai vedere in chiesa: l’umile semplicità del Figlio di Dio, che appariva come il figlio di una coppia di poveri in viaggio, inteneriva anche i cuori più duri.
Enzo Bianchi, Il pane di ieri, Einaudi, Torino 2008

Buon Natale 2013!

Racconto di una cena in famiglia

Un videoracconto  di Un paese e cento storie 2012 realizzato da Filippo Biagianti, videomaker dell’Ufficio Stampa della Provincia di Pesaro e Urbino, ente che tra gli altri ha patrocinato la penultima edizione della nostra iniziativa. Grazie di nuovo a Filippo e a tutti coloro i quali contribuiscono e in passato hanno contribuito a documentare la festa con le cene in famiglia. Buona visione!

 

La filastrocca della Dirce

Sant'Egidio

Questa filastrocca ci è stata inviata dalla classe V A della Scuola Primaria di Sant’Angelo in Lizzola, che per Un paese e cento storie 2013 ha curato la “passeggiata raccontata” nel paese un tempo abitato, tra gli altri, dai Mamiani e dai Perticari. Grazie di nuovo ai bambini e alla loro insegnante Elisa Antonini, che con tanto entusiasmo hanno accompagnato gli ospiti della nostra iniziativa a spasso per le vie del loro “paese bello”.

La filastrocca della Dirce

Della Dirce la filastrocca
inventare or ci tocca,
con le rime giocherem
per divertirci tutti insiem.

La nonnina poveretta
sa già cosa l’aspetta:
sul vassoio un bel paesino
servito da un bambino.

Con la Dirce sul petto
e un ombrello a mo’ di tetto
le miniguide preoccupate
sono molto frastornate.

C’è chi trema, chi ripassa,
e chi invece si rilassa:
la sua parte ha ben studiato
ed è poco emozionato.

C’è chi arriva anche in ritardo
come un razzo sul traguardo;
urla a tutti:-Aspettate!
Sono qui, non iniziate!

I turisti ci hanno visti
con le facce un poco tristi
per il tempo pazzerello
che portava via il cappello.

Se il tempo peggiora
– sospirava una signora –
dovremo scappare in fretta.
Oh che disdetta!

Durante la passeggiata
la pioggia è cessata:
un arcobaleno in cielo è spuntato
e S.Angelo abbiam raccontato.

Del teatro e delle chiese
per le vie del paese,
delle caricature di Franci Mario
restaurate per il suo centenario.

Dello stemma e del palazzo,
della torre da uno spiazzo,
tra le vie del castello
ecco a voi il paese bello.

Alla fine abbiam mangiato
e la Dirce ringraziato;
i turisti han bevuto e ci han detto: -Ci è piaciuto!

A ricordo dell’esperienza,
e nessun è rimasto senza,
una calamita ci han donato
e tutti insiem abbiam festeggiato.

Gli alunni della V A della Scuola Primaria di Sant’Angelo in Lizzola

Sant'Egidio

Scarica il nostro ebook gratuito!

Cresce rapidamente il numero degli amici che hanno già scaricato un “assaggio” dell’ebook di Un paese e cento storie: interviste, immagini e molto altro sulla festa con le  cene in famiglia” nel lavoro a cura di Cristina Ortolani e Lorenzo Di Loreto edito da Uccellini Multimedia. A questo link di  iTunes puoi effettuare il download gratuito dell’ebook, di cui è in preparazione anche la versione per Android.
Stay tuned!
Un paese e cento storie ebook Uccellini Multimedia